Enrico Chiari

Un nostro gigantesco problema

Un nostro gigantesco problema

C’è chi sostiene che, per raccontare belle storie, basta guardarsi attorno. Io non ci credo, perché se così fosse i vigili urbani sarebbero tutti Ingmar Bergman.

MASSIMO TROISI


I problemi si dividono in diverse categorie: soggettivi, superabili, immaginari, poco significativi e “da valutare caso per caso”.

I più temuti, di solito, sono quelli giganteschi.

Alcuni di questi li conosciamo molto bene, mentre altri non li vediamo nemmeno.

Non sappiamo raccontare

Anche se non è sempre esattamente chiaro chi sia un esperto, nell’anno 2021 d.C. ci sono esperti in ogni settore.

Muovendoci nel campo scientifico, c’è chi realizza protesi per annullare disabilità fisiche e c’è chi rigenera cellule per allungare la vita oltre limiti naturali.

C’è chi inventa sensori scherzando con le leggi della fisica e c’è chi re-indirizza gli scarti in nuove risorse energetiche.

Ma anche se l’intelligenza umana e quella artificiale sono in contatto diretto, il problema spesso rimane: sappiamo davvero raccontare ciò che siamo in grado di creare?

 

Job Storytelling

Molte persone con cui mi relaziono oppure che ascolto online, fanno cose che io non sarei in grado di fare nemmeno in un’altra vita.

Sono realmente affascinato dalle competenze specialistiche, concrete e profonde di molte persone.

E sono felice di potermi affidare a loro in quanto esperti, basandomi fiduciosamente sulla somma esistenziale dei loro “studi + valutazioni + esperimenti + ricerche + tentativi + errori + successi”.

Alcune però hanno la stessa capacità di racconto che aveva la mia bisnonna. Una donna nata nel 1907. 


Se stai pensando che questo aspetto sia irrilevante, ti invito a cambiare aggettivo: non è affatto secondario nel circo di connessioni in cui siamo immersi.

Per molte persone, non saper raccontare il proprio lavoro significa non saper raccontare il proprio quotidiano.

Noi, come animali sociali, siamo interconnessi. E non raccontando, molto spesso finiamo per non condividere informazioni, non diffondere divulgazioni, non chiarire dubbi, non evitare polemiche.

Lo vediamo in modo evidente nella difficoltà comunicativa ed esplicativa di quattro grandi aree socio-professionali:

  1. medica
  2. economica
  3. giuridica
  4. politica

 

Life Storytelling

L’altro grande aspetto del problema è che non sappiamo raccontare la vita. Ma non la nostra intera vita (anche perché mica siamo Dante Alighieri).

Non sappiamo raccontare alcuni singoli giorni della vita, presi a caso. Quei giorni in cui ci accadono cose imprevedibili, stimolanti, deludenti, detonanti, simboliche.

Intendo dire che, anche se dopodomani andassimo su Marte e fossimo in grado di ripulire gli oceani dalla plastica, molti di noi non saprebbero raccontare quello che succede nella ‘solita’ vita.

D’altronde non ce l’hanno insegnato e non ci mettiamo di certo a impararlo adesso.


Perché la Scuola, per come la intendiamo da circa 200 anni, è ormai finita da un pezzo. E assomiglia tanto a un unico giro di giostra ormai concluso.

In quella che è stata la nostra palestra formativa, si possono riconoscere almeno quattro sentieri.

Quattro tendenze che, se riviste a ritroso, ci mostrano qualcosa.

  • La prima è che di storie aperte non ce ne hanno raccontate abbastanza.
  • La seconda è che di storie personali non ci hanno aiutato a narrarle.
  • La terza è che a scuola non c’era molto tempo per fare interpretazioni creative.
  • La quarta è che imitare gli altri (detto anche ‘copiare’) era una strategia che serviva a superare esami ed essere promossi. Ma la sua funzione finiva lì.

Spesso non sappiamo narrare quello che ci piace, quello che facciamo, quello che progettiamo, quello che desideriamo.

Ecco che magari non sappiamo narrare i nostri progetti futuri e nemmeno le ragioni che li rendono necessari per il mondo. Non sappiamo farlo forse perché non lo facciamo quasi mai con noi stessi.

Non sappiamo raccontare storie allo specchio. Non da soli, in silenzio. E nemmeno attorno al fuoco, con gli altri.

Diventa allora più facile comprendere perché sappiamo raccontare ben poco nelle Informazioni della nostra pagina Facebook o nel Riepilogo del nostro profilo Linkedin.


Certo, la difficoltà del racconto è comprensibile per certi lavori artigianali. Forse perché storicamente le mani Fanno, Creano, Realizzano. Non hanno molto tempo per la narrazione. Non hanno voglia di regalarle tempo prezioso.

Così Gino il calzolaio non sa raccontare l’anima del suo lavoro. E lo fa da 36 anni. Lui ripara suole, ma nel narrare…cade al suolo.

Rossella la sarta non è abituata a raccontare l’anima dei 24 anni del suo lavoro. La timidezza la divora. E lei sorride…ma quasi non parla.

Corrado il pizzaiolo non sa nemmeno quante pizze abbia infornato negli ultimi 18 anni. Ma, se glielo chiedo…la chimica del suo mestiere non ha una formula.

 

Storie in fondo al tunnel

E quindi, come ne usciamo?

Ne usciamo forse ri-facendo scuola, in modo aperto, curioso e disobbediente.

Un percorso dove qualcuno ti ascolta e ti aiuta a darti un valore distrattamente snobbato.

Un valore che la ripetitività del tuo mestiere magari non ti fa vedere. O che magari noti, ma non trovi il coraggio di far emergere a parole tue.

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