Enrico Chiari

Perché snobbiamo ancora LinkedIn?

Perché snobbiamo ancora LinkedIn?

Possedere uno strumento senza saperlo usare equivale a non possederlo affatto.


Facciamo un gioco di immaginazione.

Immaginiamo che ci sia un mondo con 30 social network del lavoro. Non uno soltanto, ma trenta.

Trenta piattaforme diverse dove poter avere accesso diretto ogni giorno a:

  1. info, aggiornamenti, dati, trend di mercato, newsletter (contenuti statici)
  2. dirette e webinar (contenuti dinamici)
  3. video live e audio live (eventi interattivi)

Ma soprattutto trenta piattaforme diverse dove poter:

  1. entrare in collegamento con professionisti interessanti, esperti, credibili (sia in Italia sia all’estero)
  2. leggere i contenuti delle organizzazioni che abbiamo interesse a seguire per il loro indiscutibile peso specifico o per i loro valori
  3. studiare la comunicazione di quelle aziende nelle quali ci piacerebbe lavorare

Lo diciamo? Sarebbe un vero incubo. Avremmo trenta “luoghi” diversi dove perderci e dove mancare opportunità e incontri.


Invece il social network del lavoro è solo uno e si chiama LinkedIn.


Eppure nel mondo del lavoro molti non l’hanno capito. Diversi professionisti tendono a snobbarlo e parecchie aziende lo trattano come un social network di serie B. 

 

LinkedIn: 5 elementi di utilizzo 

In questi anni su LinkedIn ho potuto osservare forme e stili di comunicazione, interazione, promozione.

Ho potuto fare comparazioni e analisi su contenuti e format. E soprattutto ho potuto osservare me stesso, definendo col tempo un mio metodo e una mia disciplina espressiva.

Può piacere o meno, ma ci sono almeno 5 elementi di utilizzo che fanno la differenza sull’idea che gli altri si fanno di di noi.

  1. Come strutturiamo il nostro profilo LinkedIn
  2. Come gestiamo il collegamento con gli altri utenti
  3. Come e quanto spesso pubblichiamo contenuti
  4. Come commentiamo i post altrui
  5. Come promuoviamo ciò che ci interessa promuovere (servizi, prodotti, immagine aziendale, partnership, ecc.) 


Segreto di Pulcinella: in questo social possiamo tranquillamente ingigantire le nostre competenze, i risultati raggiunti, le partnership avviate, il valore competitivo di un certificato ottenuto.

In questo caso non c’è nessuna “giuria” che verrà ad assegnarci un voto basso. Rischiamo di fare pessime figure offline, però.

Il punto è un altro: in LinkedIn c’è un fatto che non possiamo nascondere praticamente mai.


La nostra modalità di comunicazione ci assomiglia dannatamente.


E questo da che cosa si nota in primis? Dal nostro profilo LinkedIn.

 

Il profilo LinkedIn non è il CV

Mettiamo subito da parte un equivoco persistente: il profilo LinkedIn non è equiparabile al CV.

Il CV ci serve “soltanto” per cercare lavoro. Il profilo LinkedIn ci serve per evitare di essere percepiti come inesistenti nel mondo digitale.

Sono due storie diverse.


Il profilo LinkedIn è il nostro biglietto da visita digitale.


In un mercato del lavoro mutevole, infatti, ha un valore inestimabile sia sul breve periodo (rete di collegamenti che creiamo) sia sul lungo periodo (numero di persone che si ricordano piacevolmente di noi).

Adesso ti faccio due semplici domande.

  1. Durante un evento dal vivo ti è mai capitato di ricevere un biglietto da visita da una persona conosciuta lì?
  2. E ti è mai capitato che quel biglietto da visita non fosse perfetto, ma avesse una correzione a penna sulla mail o sul numero di cellulare?

A me è successo. E quel dettaglio, per quanto esteticamente poco attraente, non ha mai inficiato (da solo) la percezione della persona che avevo di fronte.

Perché il contesto ha contribuito a rendere “non determinante” quel particolare.


Spoiler triste: per LinkedIn di solito non abbiamo questi “bonus tolleranza”.

La gente che su questo social ci scruta per curiosità, si fa subito un’idea di noi. Anche senza conoscerci direttamente.

Per farti capire quante volte siamo esposti all’attenzione degli altri, riporto alcuni semplici esempi basati sulla mia esperienza di utilizzo quotidiano.

  1. Se qualcuno mi parla di te in tua assenza, raccontandomi una tua competenza o un’attività che hai realizzato, io vado a visitare il tuo profilo LinkedIn.
  2. Se parli ad una conferenza pubblica anche per pochi minuti, io vado a visitare il tuo profilo LinkedIn.
  3. Se il tuo nome compare su un volantino che promuove un corso formativo che mi interessa, io vado a visitare il tuo profilo LinkedIn.
  4. Se vieni taggato o citato da una persona con cui sono connesso digitalmente, io vado a visitare il tuo profilo LinkedIn.
  5. Se sto visitando la pagina LinkedIn dell’azienda in cui lavori, nella sezione “Persone” io potrei visitare anche il tuo profilo LinkedIn.

A parte l’ansia che ti sto mettendo addosso in questo momento, c’è una verità diffusa: la curiosità spinge molte persone a cercare informazioni in tempo reale su LinkedIn.

Perché questo è IL social network del lavoro.

 

Il profilo LinkedIn è casa tua

Il motivo per cui dovresti curare il tuo profilo LinkedIn come una piantina è semplice: parla costantemente di te.

Ma a differenza di un tuo amico (che magari prende le tue difese o esalta le tue qualità in pubblico), il profilo LinkedIn parla bene di te solo se lo tratti educatamente.

Lo devi cioè curare nei dettagli, perché non sai mai quali persone potranno “atterrarci” sopra.


Il profilo LinkedIn è come casa tua.


Curare attentamente un profilo LinkedIn significa dedicare grande attenzione alle sue parti più importanti e fare in modo che queste ci rappresentino al meglio.

Chi usa LinkedIn in modo superficiale magari non le noterà nemmeno. Chi ti sceglie per una proposta professionale, invece, le ha osservate in modo dettagliato

 

Domande per cominciare

E allora ci sono alcune semplici domande per cominciare.

Immagine profilo

La tua immagine profilo ti rappresenta? Per quanto possibile, è una foto anche recente? O è il ritaglio di una foto di matrimonio del 2011? 

Immagine di copertina

Hai caricato un’immagine di copertina che dice qualcosa di te, della tua professione o di qualcosa che attiene alle tue passioni? O non hai inserito alcuna immagine, che genera quel deleterio senso di sciatteria?

Headline

Hai scritto il tuo nome con le lettere iniziali Maiuscole o vuoi imbastire battaglie inutili con L’Accademia della Crusca? Hai inserito qual è il tuo ruolo professionale e in quale realtà lavori? Lo capirebbe anche un ragazzino o hai usato acronimi comprensibili solo dai professionisti del tuo settore?

Riepilogo

Nel Riepilogo hai inserito delle informazioni striminzite o, leggendoti, si può capire qualcosa di te? Hai riportato solo la lista dei titoli ottenuti negli anni o hai scritto anche qualcosa che sai fare e trasmettere agli altri? Hai scritto anche qualcosa che ti appassiona come persona, anche fuori dal tuo lavoro?

Sezione “In Primo Piano”

Per quale ragione così poche persone sfruttano la sezione “In primo piano”? La possibilità cioè di inserire link, video, foto, documenti PDF che raccontano qualcosa di più di noi, delle nostre attività o dell’azienda in cui lavoriamo?


Queste sono solo alcune domande che possiamo farci per iniziare (o continuare) a migliorare il nostro utilizzo di LinkedIn.

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