Enrico Chiari

Ogni presentazione è una performance

Ogni presentazione è una performance

​​C’è un equivoco pericoloso che corriamo quando comunichiamo con gli altri.

Ed è quello di pensare che la nostra modalità di comunicazione sia solo una questione di forma o solo una questione di sostanza.

Errore fatale, soprattutto se facciamo presentazioni in pubblico. 

 

Presentare in pubblico: uno sport sfidante

Quando abbiamo l’interesse o la necessità di veicolare un messaggio orale, scritto, grafico-visivo, uditivo, la forma si sposa con la sostanza.

Possiamo soffermarci sulla forma del messaggio se il nostro compito è quello di mettere in scena un’attrazione, creare qualcosa che abbia un impatto sensoriale, attrarre e mantenere l’attenzione del pubblico.

Possiamo andare dritti alla sostanza del messaggio quando sappiamo che il pubblico vuole solo quella (oltre al coffee-break). Al diavolo allora aforismi ricercati, ghirigori stilistici, figherie cromatiche ed effetti speciali audio-video.


Ma per rimanere impressi nella mente degli altri sul lungo periodo, conviene spesso mettere in piedi un matrimonio tra Forma e Sostanza.


Se il nostro messaggio non è “allenato”, però, rischiamo di farci del male.

Se va bene possiamo esser ritenuti un po’ improvvisati o poco preparati. Ma se va male, possiamo essere ritenuti poco credibili o poco trasparenti. A quel punto, la fiducia si inabissa nell’oceano.

Forse perché non c’è allineamento tra la nostra forma e la nostra sostanza comunicativa.

Per esempio:

  1. le parole che usiamo sono vuote di significato
  2. i dati che riportiamo sono parziali e criptici
  3. i contorni della nostra narrazione sono vaghi e astratti
  4. preferiamo l’autoreferenzialità al confronto aperto
  5. siamo affetti da “daltonismo vocale” (per capirci: notizia positiva e volto apatico)

 


 

Presentare in pubblico: uno sport infinito

Dovremmo ricordarci che presentare in pubblico è uno “sport” che ha ancora lunga vita.

Alla prova dei fatti, è una di quelle abitudini che la pandemia non ha affatto spazzato via.


Pensaci bene: se oggi non ti alleni a presentare un messaggio a cui tieni (idea, case-study, progetto, business plan, ecc.), stai delegando a qualcun altro l’onere di farlo.


Se è un tuo collega, caschi in piedi. Se è una persona a cui devi rispondere, ti sbucci un ginocchio. Ma se è un tuo competitor, ti metti fuori dai giochi.

Le presentazioni sono come il prezzemolo, perché rimangono lo strumento con cui:

  1. sintetizziamo dati
  2. annunciamo messaggi
  3. promuoviamo progetti
  4. avviciniamo persone

Molte delle nostre presentazioni, ma pure dei nostri Riepiloghi su LinkedIn, hanno un problema cronico: non raccontano uno straccio di storia. Ma questo è un altro discorso, ampio e scivoloso.

Quando invece una storia ce l’abbiamo e la riusciamo a raccontare al pubblico, ci sono almeno 4 errori da evitare nelle nostre presentazioni.

Per quella che è la mia esperienza, li condivido con te qui sotto.


Presentare in pubblico: 4 errori comuni

Concentrarsi solo sul contenuto

Succede quando non ricordiamo che siamo co-protagonisti di un’esperienza e che le persone osservano (e analizzano) anche noi come speaker.

Non possiamo dimenticarci che il nostro paraverbale è come la farina e il non verbale è come le uova.

Con il solo verbale, le torte non vengono.

 

Concentrarsi solo su noi stessi

Il contrario del primo punto.

Succede quando diamo un’eccessiva importanza a noi stessi, al modo in cui pronunciamo parole che vogliamo dire per forza o in cui esprimiamo concetti che riteniamo “profondi”.

Così a volte perdiamo autenticità, diventiamo goffi nel dire cose piuttosto risapute o nel presentare messaggi che sono già conosciuti.

 

Concentrarsi solo sul pubblico

Succede quando siamo in tensione da performance e siamo troppo preoccupati dalle reazioni dell’uditorio.

Così apriamo parentesi non essenziali o specifichiamo ciò che non serve specificare. A volte cincischiamo così tanto su una slide che – dopo 2 minuti – non ha più “nulla da raccontare”. Anzi, è diventata una tortura visiva per il pubblico.

 

Dimenticarsi del tempo

Succede quando perdiamo aderenza col timing e non c’è nessun extra-time a salcarci.

Quando sta per finire il tempo, cominciamo a balbettare e scorriamo le ultime slide alla velocità dei titoli di coda dei film.

L’importanza percepita dal pubblico su quei contenuti finali? Equiparabile al rifiuto secco non riciclabile. 


Presentare in pubblico è uno sport che va allenato.

Molte persone pensano di non esserne portate e si sbagliano. Invece tutti noi, al termine di una presentazione, avremmo bisogno di feedback per migliorare.

E qui purtroppo emerge spesso il nostro fottuto imbarazzo e il timore di risultare giudicanti o giudicati. Ed è un peccato.

Questo articolo nasce proprio da questa consapevolezza. Se hai feedback da aggiungere al tema, sono felice di ascoltarti.

Mi trovi qui ogni santo giorno. :)

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