Enrico Chiari

L’importanza della prima impressione

L’importanza della prima impressione

Non c’è mai una seconda occasione per fare una buona impressione la prima volta.

OSCAR WILDE


Quello che conta è la sostanza, vero? Non conta la forma, ma la sostanza delle cose.

Ce lo ripetiamo sempre, perché ne siamo profondamente convinti sulla base delle nostre esperienze.

Solo stando vicino alle persone e ascoltandole, abbiamo maggiori opportunità di conoscerle e di comprenderle. Solo vivendo all’interno delle realtà umane, abbiamo la possibilità di coglierne caratteristiche, potenzialità e punti deboli.

Il problema però è che la prima impressione se ne sbatte altamente di tutti questi discorsi. Perché sta SEMPRE all’inizio di ogni storia, non alla fine.


Un oceano di possibilità

È quasi banale ricordare che la stragrande maggioranza delle prime impressioni avviene online. A volte la condizione di confronto è una videochiamata, ma molto spesso non è così.

Ogni giorno infatti, senza saperlo, noi possiamo essere analizzati visivamente da qualcuno che osserva il nostro CV online, il nostro profilo LinkedIn, la sezione “Chi sono” del nostro sito, l’immagine principale della nostra landing page promozionale, o l’immagine della bio allegata all’evento nel quale interveniamo come speaker.

Abbiamo cioè un oceano di possibilità per generare una prima impressione sul mondo. E chi ci scruta può essere semplicemente una persona curiosa, ma potrebbe anche avere “in tasca” una grande opportunità per noi.

Chissà quante opportunità abbiamo perso in passato per essere stati scartati anche a causa della nostra immagine. A causa di una nostra maledettissima foto che “non avrebbe dovuto essere” quella selezionata.

A questo punto la domanda da 1 milione di dollari è abbastanza evidente.


Come riusciamo a far in modo che la prima impressione che generiamo sia anche quella giusta?


Non possiamo. Non abbiamo il controllo sulle reazioni della persona che ci osserva e ci valuta.

L’unica cosa che possiamo fare è scegliere accuratamente tutte le nostre immagini che pubblichiamo online. Per il motivo basilare che quelle immagini parlano di noi 24 ore su 24 e 7 giorni su 7.

Non possiamo permetterci di caricare immagini a caso sulle piattaforme digitali. Non possiamo permettere che la superficialità nella scelta di una nostra versione fotografica ci precluda occasioni vantaggiose.

Istinto e intuito

La prima impressione ovviamente riguarda chiaramente anche gli incontri dal vivo.

Chi vive ogni giorno di colloqui di lavoro lo sa bene. Un discorso simile vale anche per chi si occupa di conferenze, eventi fieristici o per chi lavora nel mondo della ristorazione. Tutti sanno, per esperienza, quanto sia cruciale la prima impressione.


Talmente cruciale che a volte non lascia il minimo spazio per una seconda impressione.


Una mia grande maestra qualche anno fa mi disse “Mettiti sempre nella condizione di cambiare la tua opinione nei confronti di una persona. Ma non dimenticarti qual è la prima impressione che ti ha fatto”.

Intendeva dire che noi abbiamo una capacità di istinto e una capacità di intuito di cui a volte non siamo consapevoli.

Una sorta di abilità che, in frazioni di secondo, ci permette di scorgere “qualcosa che ci torna o meno” dal sorriso o dallo sguardo della persona che abbiamo di fronte, oppure dal suo tono di voce o dal modo con cui ci stringe la mano.


Anche se spesso li confondiamo, l’istinto e l’intuito non sono la stessa cosa.


Nel mondo animale l’istinto si riferisce al linguaggio diretto del corpo. Ha a che fare con il nostro sistema nervoso e ci permette di reagire a segnali che riconosciamo epidermicamente. Recentemente ho sentito il filosofo Andrea Colamedici definirlo come la capacità di comprendere il presente sulla base del passato.

L’intuito invece è la capacità di prevedere il futuro sulla base del presente (la mia fonte è sempre Colamedici). Un’illuminazione basata sulla percezione di segnali – spesso non spiegabili razionalmente – che ci permettono di avere come una sorta di abilità di anticipare quello che potrebbe succedere.

Lo sanno bene le persone che devono prendere decisioni importanti e irreversibili. Assunzioni, investimenti, cambiamenti, trasferimenti, conclusioni di partnership.


Stupidità ed errori 

Certo, capita anche di prendere cantonate galattiche.

Talvolta infatti sulla base di alcune parole, modi di dire o linguaggi del corpo, pensiamo di aver già delineato la persona che abbiamo di fronte. In pochi minuti. Ma pure in pochi secondi.

Quando ci fidiamo ciecamente della prima impressione, non mostriamo di avere quella che Ray Dalio chiama apertura mentale radicale.

La curiosità infatti ci dovrebbe portare a cercare delle conferme nelle informazioni che fanno da contorno all’immagine. Non a sentenziare senza appello, sulla base di quel concentrato di pixel.

Perché una persona che ha uno sguardo serio, potrebbe essere molto spiritosa dal vivo. Una persona con un sorriso splendente, potrebbe essere poco incline alla socievolezza. Una persona vestita in modo impeccabile, potrebbe non essere così impeccabile quanto ad etica professionale.

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