Enrico Chiari

Il vantaggio di ispirare gli altri

Il vantaggio di ispirare gli altri

L’ispirazione non dà preavvisi.

GABRIEL GARCÍA MÁRQUEZ


Le persone che mi ispirano di più sono persone vere.

“Vere” non significa che esistono e basta.

Significa che possiedono e dimostrano vivacità, curiosità, fame di conoscenza, capacità di coinvolgimento, dedizione verso obiettivi personali.

Inoltre sono persone autentiche, nel senso che non hanno la capacità di fingere e non hanno il bisogno di recitare.

A volte cambiano opinione e lo dichiarano. A volte fanno errori e sanno chiedere scusa. A volte fanno esperienze poco fruttuose, se ne accorgono e provano a trarne insegnamenti.


Quello che NON cambiano mai nel tempo è il modo rispettoso con cui mi trattano.


Ed è questa somma di dettagli che mi porta a fare almeno due azioni per loro, senza chiedere nulla in cambio. Due azioni che faccio con spontaneità.

 

Storytelling: far immaginare

La prima azione che faccio per queste persone è il millenario storytelling.

Perché possiamo andare su Marte e pure su Giove, ma continueremo ad amare sempre le storie.

Nelle conversazioni quotidiane, quando cito esempi virtuosi nel campo dell’evoluzione personale o dell’imprenditorialità, parlo ovviamente di soggetti influenti e famosi.

Ma quella narrazione si esaurisce presto, per un motivo molto semplice: non conosco in profondità la storia di quelle persone. Quindi dopo un po’, rischierei solo di inventarmela.

Preferisco di gran lunga parlare delle persone che conosco, di cui ho fiducia e stima.

Ho la possibilità di conoscere le illusioni a cui hanno creduto, le azioni senza strategia che hanno avviato, gli errori che hanno imboccato come un’autostrada. Tutto ciò perché me lo hanno raccontato loro o lo hanno mostrato al mondo.

In sostanza, quando promuovo le persone che mi ispirano, non racconto tanto la bellezza dell’adesso, cioè l’illustrazione dei loro traguardi professionali attuali.

Racconto “la fatica del durante”, cioè della perseveranza che hanno dimostrato.


Ed è questo che mette in luce ciò che nelle narrazioni tendiamo a nascondere: vulnerabilità, inesperienza e fatica.


In sostanza, questo tipo di narrazione attrae l’ascoltatore, perché lo fa sentire umanamente vicino alla persona in questione. Una persona a cui chiedere consigli o a cui fare proposte.

 

Matching: far convergere

La seconda azione è il matching, anglicismo per intendere (in questo caso) la connessione tra domanda e offerta di progettazione o collaborazione.

Il tutto in condizioni non formali.

Quello che infatti molte persone faticano a intravedere e a comprendere è che da sempre moltissime opportunità si trovano nei luoghi “non illuminati”.

I colloqui che fanno nascere queste occasioni non hanno un’insegna con scritto “colloquio in corso”.


Si trovano nelle conversazioni al mercato, in pausa pranzo, in fila alle Poste, dove la concorrenza semplicemente non esiste.


Mettere in contatto due persone che si stanno cercando professionalmente (ma ancora non lo sanno) non è un gesto di cortesia, ma è il frutto di tutta quella serie di azioni, esempi e racconti che quelle stesse persone hanno condiviso con me.

Hanno un vantaggio immenso.

Il vantaggio di un raccolto abbondante, che segue una semina saggia.

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