Enrico Chiari

Il lato oscuro del sapere

Il lato oscuro del sapere

Nessun ladro, per quanto abile, può derubare una persona della conoscenza. Ed è per questo che la conoscenza è il tesoro migliore e più sicuro da acquisire.

LYMAN FRANK BAUM


Di solito andiamo a scuola per un motivo: mettere a terra i mattoni.

La società ci manda a scuola per iniziare a mettere a terra delle basi di conoscenza, che ci serviranno a costruire le case del nostro sapere.

I pezzi di carta che certificano i nostri percorsi di apprendimento scolastico si chiamano attestati, diplomi, lauree, dottorati, certificati. Eccetera.

Sono documenti molto importanti. Anzi sono strumenti di fiducia sociale fondamentali, perché senza di essi vivremmo nell’anarchia truffaldina.

Se così non fosse, io domani potrei dire di essere sia primario di Neurologia che ingegnere edile e tu potresti dire di essere sia psicologo psicoterapeuta che chimico farmaceutico.

Hanno soltanto un problema, che è cronico e scarsamente rimediabile.


Non attestano l’effettiva certezza del nostro sapere.


Con le sue fondamenta e le sue lacune, il nostro sapere è troppo complesso per essere riassunto in un documento. Anche perché, di solito, contiene cinque dimensioni connesse tra loro, che solo saltuariamente sappiamo riconoscere e che soprattutto sviluppiamo in modo non equilibrato.

 

Le cinque dimensioni

Queste cinque dimensioni sono essenziali non solo per una maggiore comprensione di noi stessi, ma anche nel mondo socio-professionale.

  1. La conoscenza: ciò che sappiamo
  2. La competenza: ciò che sappiamo fare
  3. L’apprendimento: ciò che sappiamo imparare
  4. L’insegnamento: ciò che sappiamo insegnare
  5. La creatività: ciò che sappiamo generare

Ed ecco la fregatura del sapere: ognuna di queste dimensioni presenta un lato chiaro e un lato oscuro.


Il lato chiaro è rappresentato dal beneficio, frutto del nostro impegno nel tempo. In questo caso, il nostro sapere spesso ci aiuta nel comprendere le dinamiche sociali, nel delineare i problemi per saperli affrontare, nel gestire le difficoltà relazionali.

Il lato oscuro è rappresentato dal sabotaggio, frutto della nostra ingenuità nel tempo. In questo caso, il nostro sapere a volte ci ostacola quando crediamo di avere sempre strumenti sicuri e teorie inattaccabili. Oppure risorse illimitate, di tempo e di intuito.

Il lato chiaro e quello oscuro vorrebbero collaborare, in favore di una nostra evoluzione, ma dipende in gran parte da quanto li sappiamo prima riconoscere.

 

Il lato oscuro del sapere

1. Conoscenza

Nella conoscenza ci focalizziamo su quello che sappiamo a livello teorico ed esperienziale. Questa è una dimensione del sapere che amiamo, perché ci dà sicurezza e reputazione.

Più la amiamo, però, più corriamo il rischio di non metterla in discussione nella pratica. A volte abbiamo paura di essere giudicati, altre volte abbiamo il terrore di avere torto.


2. Competenza

La competenza è quello che possiamo dimostrare nei nostri settori di professione: project management, controllo qualità, consulenza fiscale, videomaking, pubbliche relazioni, programmazione. Eccetera.

Più acquisiamo esperienza in un’area, però, più rischiamo di illuderci di possedere l’unica chiave che la sappia rendere efficiente. A volte abbiamo pigrizia nell’esplorare nuove tecniche o applicazioni, a volte ci sediamo sul divano della comodità.


3. Apprendimento

Nell’apprendimento autentico c’è sempre una grande dose di umiltà e di curiosità. Imparare è afferrare conoscenza, con un motore che si alimenta da solo.

Più vogliamo imparare, però, più corriamo il rischio di puntare a un apprendimento che è fine a se stesso. A volte perdiamo per strada l’immaginazione, a volte evitiamo la condivisione con gli altri.


4. Insegnamento

Per insegnare agli altri (che siano nostri allievi o collaboratori) dobbiamo sviluppare almeno quattro attitudini senza scadenza: ascoltare le persone, tradurre linguaggi, trasferire messaggi e far ‘ambientare’ il sapere nella sfera di chi lo riceve.

Più insegniamo, però, più rischiamo di fossilizzarci in metodi che hanno necessità di aggiornamenti. A volte vengono superati dalla concorrenza, altre volte dalla realtà stessa.


5. Creatività

La dimensione del sapere più entusiasmante è quella che include componenti creative, capaci di generare soluzioni o miglioramenti nella realtà reale. Sono spesso opere di rielaborazione, non di pura emulazione.

Più creiamo, però, più corriamo il rischio di rinunciare ad affinare ciò che sappiamo creare. L’attività di affinamento richiede allenamento, ripetizione e cura. A volte ci porta a diventare testardi perfezionisti, altre volte a diventare insostituibili.

Condividi questo post