Enrico Chiari

Fare o non fare. Non c’è provare

Fare o non fare. Non c’è provare

Ci sono espressioni che appartengono a luoghi immaginari.

Li leggiamo nei romanzi, li vediamo nei film, li ascoltiamo alla radio e nei podcast. Ci “raggiungono” con mezzi di trasporto diversi.

Passiamo anni a credere che siano solo frutto di una forte immaginazione e di una viva creatività. Pensiamo che non abbiano un’influenza diretta sul nostro quotidiano.

Poi, a volte, succede. Cioè senza avvisarci, entrano nella nostra vita.

A me è successo con la frase del Maestro Yoda di Guerre Stellari.


Fare o non fare. Non c’è provare.

YODA


Per una certa parte della mia vita l’ho solamente sentita pronunciare. Un giorno invece mi è capitato di sentirne davvero la sua potenza.

Questa frase, con una schietta essenzialità, traccia la netta linea di demarcazione che esiste tra il Fare un qualcosa il Non farlo affatto.

 

Il mondo delle idee

Se consideriamo quello che ci tiene in vita, a parte l’ossigeno e gli affetti, troviamo le idee.

Sono bellissime le idee. Affascinanti, lungimiranti, orientate a qualcosa che ancora non c’è e dirette a migliorare i problemi esistenti. Come si fa a non restarne ammagliati?

Da sole però hanno un difetto fisiologico: rimangono nelle mente e non diventano realtà.

Tecnicamente parlando, le idee sono composte da immagini mentali e parole. A volte sono accompagnate da onomatopee (che ne rafforzano alcuni passaggi) e dalla descrizione dei vantaggi che apporteranno. Altre volte sono i sorrisi degli ideatori a renderle credibili.

Il mondo delle azioni

Dall’altra parte c’è il mondo delle azioni.

E per forza di cose, qui ci deve essere il tentativo, la sperimentazione e la fantasia applicata alla realtà.

Questo mondo comporta talvolta più solitudine e più dedizione sul campo. Pochi momenti di gloria e molta più fatica.

Di sicuro in questo mondo c’è il contatto con l’imperfezione, che sentiamo distintamente.

La sentiamo in modo così netto che, quando facciamo, non ci sembra di fare. Cioè al verbo “fare” preferiamo il verbo “provare”.

Perché quando “proviamo” qualcosa ammettiamo la possibilità dell’errore e dei dettagli non calcolati. Contempliamo la necessità dello sforzo che sta nella ripetizione e dell’inesperienza che chiede di essere modellata.

Ma quello è già Fare. A quel punto del percorso abbiamo già oltrepassato il confine.


Cerco sempre di fare ciò che non sono capace di fare, per imparare come farlo.

PABLO PICASSO


Ovviamente. in quei contesti, possiamo avere poca convinzione dei nostri mezzi, una scarsa conoscenza generale in quel settore, o poche competenze specifiche. Possiamo anche avere un’autostima che è decisamente in riserva.

Ma ci siamo. Siamo lì dentro. In uno dei territori più belli che siano mai stati inventati: quello dell’azione pratica.

La nascita di un sito

Una sensazione simile l’ho provata recentemente per la nascita di questo sito.

Per tre anni e mezzo ho avuto un blog personale. Un’autentica palestra di scrittura e di pensiero e un passaggio fondamentale per affinare uno stile e immaginare contenuti.

Questo sito nasce dallo stesso desiderio, cioè dalla volontà di comunicare, condividere e incontrare. Solo che è a un livello superiore.

Questo sito è un luogo digitale dove condividere quello che ho imparato in questi anni, nel pensiero, nella tecnica, nella strategia. 

Uno strumento per entrare in contatto con professionisti che, come me, si trovano immersi ogni giorno in quei due universi affascinanti: le relazioni e la comunicazione.


CON QUESTO PRIMO ARTICOLO TI DO IL BENVENUTO NEL MIO BLOG, CHE SI CHIAMA IL MOSAICO. 

OGNI ARTICOLO CERCHERÀ SEMPRE DI EVITARE DUE COSE (VERITÀ ASSOLUTE E SOLUZIONI TROPPO FACILI) E DI PORTARNE CON SÉ ALTRETTANTE (UNA COMUNICAZIONE FRESCA E INDICAZIONI UTILI).

MI IMPEGNERÒ PER CREARE CONTENUTI CON LA SPINA DORSALE DRITTA, NELLA SPERANZA CHE ALIMENTINO CURIOSITÀ, INTERAZIONI E ANCHE COLLABORAZIONI.

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