Enrico Chiari

Abbiamo ancora bisogno di scrivere?

Abbiamo ancora bisogno di scrivere?

Da come scrivi la gente “sente” come pensi. E se smetti di pensare, sei molto più sostituibile.


A fare il caffè si impara. A guidare l’automobile si impara. Per scrivere ci vuole talento.

No, non è vero.

Il talento aiuta, ma sul lungo periodo non fa la differenza. Quello che fa la differenza è l’allenamento ripetuto, figlio della forza di volontà.

 

L’imbarazzo di scrivere 

Le persone che ogni tanto sentono di voler creare contenuti scritti (per esempio, su LinkedIn) vivono spesso una sensazione comune. La si può riassumere con una frase.


“So cosa voglio dire, ma non so come scriverlo.”


Ti suona familiare?

Lo sappiamo: un conto è dire le cose a parole. Tu parli, gli altri capiscono e festa finita. Un conto è scrivere affinché gli altri leggano: qui per forza di cose bisogna mettere nero su bianco.

Creare contenuti scritti online, con parole nostre, a volte assomiglia a scalare l’Everest pur stando fermi.

In questo caso ci sono due atteggiamenti che tornano molto utili.

  1. Il primo consiste nell’accettare l’imbarazzo iniziale (fare qualcosa per la quale non ci sentiamo portati)
  2. Il secondo è continuare (dove gli altri mollano e chiedono aiuto a ChatGPT)

Ed è qui che sorge la domanda cruciale.

“Oggi che l’intelligenza artificiale può elaborare contenuti al posto nostro e che i video brevi governano l’attenzione, serve ancora scrivere dei testi? Detto brutalmente, scrivere ha ancora un senso?”

La mia risposta è semplice.


Penso che oggi scrivere non sia solo un atto di coraggio, ma anche di sopravvivenza.


Scrivere ci aiuta a esplicitare idee, a dare una forma più definita ai nostri pensieri e a prendere posizione su certe “cose della vita”.

Ne comprendi il potere?


Perché allenarsi a scrivere

Nel mondo c’è chi scrive a livelli stellari. Chi per fluidità narrativa, chi per ironia sbarazzina, chi per l’abilità di creare immagini mentali.

Ci sono persone che rendono la scrittura qualcosa di sopraffino e sono capaci di veicolare messaggi che la maggior parte delle persone:

  1. riesce ad esprimere solamente a voce
  2. non riesce ad esprimere per iscritto in modo efficace
  3. riesce ad esprimere per iscritto, ma con frasi poco comprensibili

E poi ci sono quelli che ogni tanto vorrebbero tentare di scrivere su LinkedIn, ma non lo fanno. Magari hanno altri talenti, o magari cadono nel classico equivoco di pensare che scrivere sia solo un’arte.


“Scrivere è un’abitudine, non un’arte”.


Trovo che questa frase di Ann Handley, fuoriclasse della Content creation e del Content marketing, sia un grande stimolo.

Molte persone, pensando di non essere “portate per la scrittura”, non si allenano praticamente mai in questa pratica millenaria.

Ed è un problema per il loro Pensiero, dato che allenarsi a scrivere è davvero anche allenarsi a pensare. E chi pensa è (semplicemente) meno sostituibile di chi delega pensiero.


C’è un dato di fatto: quando “portiamo in scrittura” ciò che abbiamo in testa, ne aumentiamo la sua forza propulsiva. Rispetto alla parola orale ripetuta per inerzia, la parola scritta “deflagra”.

E non ci serve essere Dante Alighieri, William Shakespeare o Virginia Woolf, perché io e te possiamo scrivere su:

  1. Temi che ci appassionano o che conosciamo da vicino
  2. Esperienze di vita che ci hanno fatto crescere o riflettere
  3. Opinioni personali

 

Scrivere articoli su LinkedIn

La scrittura è avere coraggio nero su foglio bianco. Ma chi non ha un sito né un blog, dove può scrivere?

Se commentare i post altrui è piuttosto comune, creare dei nostri contenuti su LinkedIn è un’esperienza sfidante.

Perché significa preparare il terreno per un confronto con gli altri. Ma c’è una distinzione da fare.


La maggior parte dei post durano il tempo di un weekend.


I post scritti su LinkedIn possono essere un’enorme palestra di comunicazione e di affinamento del pensiero.

Ma con poca continuità, difficilmente sono rilevanti nel lungo periodo. Prima o poi, cioè, il loro ciclo di vita si esaurisce.

Chi ha il desiderio di esprimere conoscenze o esperienze, forse ha bisogno di “osare” con qualcos’altro: la scrittura di un articolo LinkedIn.

Soprattutto per chi non ha un proprio sito o un blog, questa è un’opportunità accessibile ma anche molto sottovalutata (provo a raccontarlo con l’immagine qui sotto, ovviamente approssimativa).


Scrivere un articolo su LinkedIn non è una passeggiata, ma richiede impegno, dedizione, disciplina.

Anche perché un articolo non ha molta pietà: ti scruta e ti chiede letteralmente che diavolo vuoi comunicare al mondo.

 

Articoli su LinkedIn: un vantaggio gratuito 

Allenarsi a scrivere articoli su LinkedIn è interessante per 3 ragioni molto pratiche.

1. Distinguersi con intelligenza

Scrivere articoli su LinkedIn è alla portata di tutti, ma non è affatto scontato.

In un panorama dove la maggior parte degli utenti LinkedIn non pubblica, il link dei nostri articoli diventa un elemento di distinzione.

E un articolo diventa una pepita d’oro quando lo inseriamo nella sezione In Primo Piano del nostro profilo LinkedIn, che ne accresce l’impatto visivo.

2. Personalizzare l’esperienza

Il link dei nostri articoli LinkedIn è un importante biglietto da visita digitale.

Soprattutto quando, nei form di alcune candidature, ci viene chiesto o suggerito di indicare alcuni nostri contenuti digitali.

Il link dei nostri articoli LinkedIn ci può valorizzare agli occhi di chi ha bisogno in poco tempo di “intuire più da vicino” le nostre capacità comunicative.

Non è mica uno scherzo.

3. Mostrare il proprio pensiero

La terza ragione è probabilmente la più potente.

Chi ha il coraggio di pubblicare articoli su LinkedIn, di solito ha il coraggio di mostrare anche il proprio pensiero.

Perché significa esporre al mondo opinioni, osservazioni ed esperienze personali. Ma significa anche portare valore alla propria rete di collegamenti.


Se l’articolo ti è stato utile o ti ha stimolato idee che vuoi condividere, mi trovi sempre qui.

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