Enrico Chiari

A cosa mi serve LinkedIn?

A cosa mi serve LinkedIn?

Il problema non è che non usiamo LinkedIn. Il problema è che non abbiamo ancora capito a cosa serve.


“Non uso LinkedIn perché non penso mi serva, cioè non saprei cosa scriverci. Un lavoro già ce l’ho. E poi su LinkedIn se la tirano tutti, dai”.

Questa è La frase.

L’ho sentita più volte, magari non espressa esattamente così. Ma il senso era lo stesso.

Riassume all’essenziale i motivi per cui le persone anche nel 2023 non dedicano tempo all’unico social network del lavoro. Perdendo evidenti benefici, quindi.

Sono motivi legittimi, rispettabili, comprensibili. Ma a volte basati su fondamenta logiche un po’ deboli.

Voglio provare allora a girare quella frase.


Perché dovrei dedicare del tempo in LinkedIn?


Io non sono un LinkedIn guru e non uso i miei articoli per dare riposte risolutive. Anzi, tendo a sopportare poco i corsi e i percorsi che risolvono problemi “con pochi e semplici trucchi”.

Infatti la risposta non ce l’ho per gli altri, ce l’ho (solo) per me stesso. Ad ogni modo, come mi insegnano i miei maestri, non può esserci un’unica risposta.

Dopo 6 anni di “residenza” in questo social (e con una bella pausa di interazione), in questo articolo condivido il motivo per cui utilizzo LinkedIn quotidianamente.

 

I quattro motivi

1. Investimento

Il tempo dedicato in LinkedIn per me è investimento.

Non è passatempo in pausa pranzo e non è curiosità sul mondo del lavoro. È un costante investimento di tempo.

Se io a LinkedIn dò 10 in termini di contenuto e interazione, LinkedIn mi torna 11 in termini di stimoli, possibilità di conoscenza, opportunità di contatto.

 

2. Qualità e non Quantità

La rete dei miei collegamenti è costruita su un principio di Qualità, non di Quantità.

Non ho bisogno di avere un’infinità di collegamenti. Ho bisogno che i miei collegamenti condividano o consiglino contenuti che per me sono:

  1. interessanti
  2. utili
  3. stimolanti

E come a faccio a sapere se questo avviene?


Me lo dice la mia bacheca, che è il termometro della qualità che voglio.


Nella mia bacheca voglio poter trovare:

  1. notizie quotidiane sul mondo
  2. aggiornamenti e dati su settori di mio interesse
  3. narrazioni da parte di professionisti e aziende
  4. casi studio e info tecniche su temi specifici
  5. contenuti di ispirazione, motivazione e leggerezza

E chi mi “porta” gratuitamente questi contenuti?

I professionisti e le aziende che ho scelto di seguire e i professionisti con cui sono in collegamento. Ogni singolo giorno.


3. I professionisti dialogano Qui

Non c’è nessun altro luogo dove poter trovare un concentrato di professionisti che hanno voglia di connettersi e dialogare con altri.

Certo, c’è anche un mondo di professionisti che si auto-celebrano, che pubblicano post autoreferenziali, che si fanno ruffianate di complimenti a vicenda.


Ma tutto questo non definisce la qualità di LinkedIn. Definisce la qualità della rete dei nostri collegamenti.


LinkedIn è come un grande Café.

Ovviamente nessuno ci vieta di “berci il tè a casa”, in un clima di maggiore intimità. Sono esperienze diverse e l’una non esclude l’altra.

E a questo punto, ecco una distinzione importante da tenere a mente.

Connettersi con altri professionisti non significa “seguirsi a vicenda”. Quella è un’altra cosa che assomiglia al doppio movimento del “io guardo te e tu guardi me” e del “io so cosa guardi tu, tu sai cosa guardo io”.

Ma se togliamo l’interazione, normalmente ognuno sta fermo dov’è.


LinkedIn invece è un social dinamico.


È proprio questo che molti professionisti non capiscono, ritenendolo solo un luogo di finte relazioni.

LinkedIn crea di continuo le condizioni per avere possibilità di connessione.

Tradotto: anche se con il tasto “Segui” possiamo vedere i contenuti di aziende e professionisti, è proprio la possibilità di creare la propria rete di collegamenti che cambia la nostra geografia relazionale digitale.

E come si crea connessione?

  1. Consigliando i post che reputiamo di valore o che riguardano temi che sentiamo a noi vicini o che riguardano la nostra professione;
  2. Commentando i post delle persone che ci interessano o trattano temi con autorevolezza e credibilità;
  3. Visitando i loro profili per farci un’idea di loro che ci può avvicinare a un “Segui” o a una richiesta di collegamento;
  4. Avendo coraggio, cioè inviando richieste di collegamento specifiche, mirate e pensate.


4. Le aziende le incroci Qui

Le aziende le puoi seguire dove vuoi, ma le incroci qui.

Cosa intendo?

Che su LinkedIn non ragioniamo solo con uno schema che è “da A a B”, dove le aziende trovano persone.

Qui ragioniamo con uno schema che è “sia A sia B”, dove anche i professionisti studiano e guardano come comunicano le aziende (e lo fanno pure le persone che fanno parte di quelle aziende).

Su LinkedIn possiamo davvero farci una nostra idea di un’azienda, visitando la sua pagina, osservando che tipo di post pubblica, ma guardando anche i profili delle persone che lavorano al loro interno.

Senza dimenticarci comunque che…


Le aziende possiamo Seguirle, ma solo con le persone possiamo Connetterci.


 

E poi un ultimo punto.

Quello dei professionisti che vogliono farsi notare dall’azienda nella quale lavorano.

Domanda: come ci facciamo notare dalla nostra azienda se nelle attività quotidiane emerge solo una piccola parte delle nostre qualità?

Facendo vedere Cosa Pensiamo e Come pensiamo.

Mostrando cioè alla nostra rete (e quindi anche a persone che lavorano con noi) il modo con cui approcciamo dinamiche, problemi, possibili soluzioni. Il modo con cui poniamo domande e quindi il modo con cui possiamo portare valore.


LinkedIn è un luogo digitale in cui un’azienda può trovare correlazione diretta tra quello che un professionista “mostra al mondo” e quello che può essere utile all’azienda stessa.


In termini di cosa? Di conoscenza condivisa, strumenti di miglioramento, potenziamento collettivo.

Certo, le aziende sveglie non hanno bisogno di scoprire le qualità dei propri collaboratori su LinkedIn. Lo fanno con metodi interni.

Le aziende che “dormono” invece sì. Il problema è che, dormendo, è probabile che non se ne accorgano neanche su LinkedIn.

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